Bitcoin, crescono anche in Italia i virus per il 'mining'

Coinhive e Cryptoloot sfruttano la potenza dei Pc

Impennata, anche in Italia, di virus malevoli collegati ai Bitcoin: tra questi ci sono Coinhive e Cryptoloot, entrambi si comportano come dei parassiti, si attaccano ai Pc e sfruttano la loro potenza di calcolo per produrre (minare) le criptovalute all'insaputa degli utenti. Lo dice la società di sicurezza Check Point Software Technologies, la produzione di criptomoneta 'clandestina' ha colpito il 55% delle organizzazioni a livello globale nel mese di dicembre.

Check Point ha inoltre scoperto che i 'miner' di criptovalute sono stati intenzionalmente immessi all'interno alcuni principali siti, per lo più legati a servizi di streaming multimediale e di condivisione di file, senza avvisare gli utenti. "Sebbene alcuni di questi siti siano legali e legittimi - spiega la società di sicurezza - possono essere hackerati per richiedere più potenza e generare maggiori entrate ai malintenzionati, utilizzando fino al 65% della potenza del processore degli utenti finali".

Secondo un recente calcolo di Bitcoin Energy Consumption Index di Digiconomist, il "mining", cioè il sistema utilizzato per emettere bitcoin attraverso la potenza di calcolo di moltissimi computer sparsi per il globo, richiede attualmente 30 terawattora all'anno, più dell'Irlanda. 

Intanto è senza freni la caduta del Bitcoin sul mercato delle criptovalute. La moneta digitale scende a 10.000 dollari sulla piattaforma Bitstamp, segnando il livello più basso dal 1 dicembre e dimezzando in un mese il suo valore. Sempre a dicembre il Bitcoin aveva sfiorato quota 20.000 dollari.

 

Fonte: http://www.ansa.it