Google accusata di collusione con Facebook sul mercato della pubblicità online

Nuova tegola su Google. L’accusa è di avere manipolato il mercato della pubblicità online insieme a Facebook rafforzando quello che di fatto è un duopolio

Dopo i malfunzionamenti dei giorni scorsi ancora una tegola su Google. Questa volta però è un giudice e l’accusa è ancora quella di monopolio. Come scrive il Financial Times, il procuratore generale del Texas Ken Paxton ha aperto una fascicolo contro Google per avere collaborato con Facebook allo scopo di manipolare il mercato della pubblicità online. Va subito detto che da anni il mercato dell’advertising online è controllato dalle due piattaforme californiane. La collaborazione tra i due rafforzerebbe ancora di più quello che nei numeri è un duopolio di fatto. Secondo il giudice Google e Facebook , quest’ultimo definito un “co-cospiratore”, avrebbero danneggiato la concorrenza attraverso un accordo illegale per truccare le aste online per fissare i prezzi della pubblicità.

La tesi dell’accusa.

Secondo la denuncia, quando Facebook ha annunciato nel 2017 l'intenzione di competere con Google nello spazio pubblicitario, il gigante della ricerca avrebbe concluso un accordo per arginare la concorrenza. Nell'ambito del presunto accordo, Google concederebbe a Facebook alcuni vantaggi nelle aste che gestisce la raccolta pubblicitaria sul mercato mobile. «Qualsiasi collaborazione tra due concorrenti di tale portata avrebbe dovuto far scattare il campanello d'allarme più forte in termini di conformità antitrust”, si legge nella causa del Texas.

La replica

Facebook per ora non ha commentato la notizia mentre Google ha contestato l’accusa. «Facebook Audience Network (FAN) - si legge questa volta su Bloomberg - è una delle oltre 25 aziende che partecipano al nostro programma Open Bidding. Non c'è niente di esclusivo nel loro coinvolgimento e non ricevono dati speciali. L'obiettivo di Open Bidding è lavorare con una gamma di reti pubblicitarie e piattaforme di scambio importanti per i nostri publisher partner». Il riferimento è nello specifico al meccanismo che in modo automatico indirizza gli spot pubblicitari sugli spazi degli editori online fissando con un meccanismo d’asta il prezzo. È progettato per aumentare il denaro che i giornali online per esempio possono ottenere per il proprio spazio pubblicitario. Più offerte arrivano e più le tariffe aumentano. «Se il mercato libero fosse una partita di baseball - ha dichiarato Paxton alle emittenti Usa - Google si posizionerebbe come lanciatore, battitore e arbitro».

 

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/google-accusata-collusione-facebook-mercato-pubblicita-online-ADW01o8